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	<title>rossella lezzi</title>
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		<title>Il feltro dello sciamano &#8211; mostra e performance per Feltrosa</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 19:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;inaugurazione della mostra della passata edizione di Feltrosa è stata emozionate: chi c&#8217;era se lo ricorda di sicuro. Otto danzatori del Collettivo Duende di Bologna hanno arricchito la serata animando altrettanti abiti-scultura realizzati  nel giro di poco più di un mese da altrettanti artisti del feltro. Per ogni lavoro fu scelta una musica d&#8217;accompagnamento ed una piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/Malingamba.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-178" title="Malingamba" src="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/Malingamba-150x150.jpg" alt="" width="420" height="180" /></a></div>
<div>
<div>L&#8217;inaugurazione della mostra della passata edizione di Feltrosa è stata emozionate: chi c&#8217;era se lo ricorda di sicuro. Otto danzatori del <strong>Collettivo Duende di Bologna</strong> hanno arricchito la serata animando altrettanti abiti-scultura realizzati  nel giro di poco più di un mese da altrettanti artisti del feltro.</div>
<div>Per ogni lavoro fu scelta una musica d&#8217;accompagnamento ed una piccola coreografia, gli abiti presero vita nei gesti dei ballerini.</div>
<p><strong><strong><strong>Feltrosa 2012 propone nuovamente quest&#8217;opportunità alla comunità di artisti ed artigiani tessili che hanno scelto il feltro come medium espressivo, per una mostra  da tenersi presso <a href="http://www.biellathewoolcompany.it/dnn/" target="_blank">Biella The Wool Company</a> a Miagliano (BI) a partire da sabato 19 maggio 2012. Una selezione di lavori verrà indossata per un&#8217;azione performativa.</strong><br />
</strong></strong><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 11px; line-height: normal;"><span id="more-170"></span></span></span></p>
<div>Ad ispirare è stata la mostra <a href="http://www.perugiacittamuseo.it/it/beuys-e-lo-sciamano-estasi,-rito-e-arte-.html" target="_blank"><strong>Beuys e lo sciamano, estasi rito e arte</strong></a> allestita al Palazzo della Penna di Perugia fino al 4 marzo, nella quale sono esposte le sei lavagne sulle quali l&#8217;artista tedesco condensò nel 1980 la sua poetica e l&#8217;impegno per una società migliore. Quell&#8217;esperienza è documentata da un <strong><a href="http://www.silvanaeditoriale.it/catalogo/prodotto.asp?id=2988" target="_blank">catalogo</a></strong> e da alcuni documenti sul web: un articolo del 2003 pubblicato su  <a href="http://www.exibart.com/exibart.pdf/articolo_crea_pdf.php?IDNotizia=8780" target="_blank"><strong>Exibart</strong></a>  si può leggere online.<br />
Nel visitare la mostra colpisce l&#8217;attualità del suo pensiero, in molti amiamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Beuys" target="_blank"><strong>Beuys</strong></a> per il suo uso di elementi di feltro e per l&#8217;importanza che attribuiva a questo materiale. Un <a href="http://www.liberaconoscenza.it/zpdf-doc/articoli/omodeo-joseph%20beuys.pdf" target="_blank"><strong>articolo</strong></a> scaricabile dal web scritto da Letizia Omodeo Salé  descrive in modo esteso la sua vicenda artistica e le sue idee.</div>
<div><strong>Il feltro dello sciamano &#8211; sulle orme di Joseph Beuys</strong><br />
è il titolo scelto per l&#8217;iniziativa.</div>
</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<blockquote><p><em>“E’ impossibile un’attività artistica senza una presa di coscienza con la natura. (…). E’ per questo che in tutte le mie azioni cerco di far prendere coscienza all’uomo delle sue possibilità creative, le uniche che gli possono dare la libertà. Cerco di collegarlo verso il basso con la terra, la natura, le bestie, che hanno un posto importante nelle mie azioni; e verso l’alto, con gli spiriti.”</em></p></blockquote>
<div><!--more-->Joseph Beuys, protagonista dell’arte concettuale tedesca tra gli anni ’60 e ’80, ha lasciato anche in Italia preziose testimonianze della sua opera: è il caso delle sei lavagne conservate al Palazzo della Penna a Perugia, che con disegni ed iscrizioni comunicano le basi della sua poetica.</div>
<div><strong>Per Beuys l’artista è come uno sciamano</strong>: il suo compito non è produrre oggetti estetici da museo, ma fare da mediatore tra la società e il suo bisogno evolutivo di rinnovamento spirituale e materiale.</div>
<div>L’arte quindi non è più una pratica destinata ad un pubblico ristretto, ma un’<strong>operazione di “scultura sociale”, fatta di idee, azioni simboliche, discussioni pubbliche, finalizzata al cambiamento della società</strong>; questo si può raggiungere sostituendo la collaborazione alla concorrenza, cooperando per il bene comune, rinnovando il rapporto dell’uomo con la natura e con se stesso, proteggendo la vita invece che sfruttarla. Bisogna che la parte egoistica dell’uomo muoia perché egli rinasca in un nuovo rapporto con tutto ciò che di materiale e spirituale lo circonda.</div>
<blockquote><p><em>“Quando abbiamo la coscienza di collaborare tutti insieme come individui liberi, siamo anche molto più vicini all’aver creato una democrazia reale e concreta.”</em></p></blockquote>
<div><strong>Nelle sue azioni artistiche (installazioni, performance, sculture) Beuys, proprio come uno sciamano, utilizza materiali ed elementi simbolici, carichi di significati legati all’energia, alla protezione, all’unione di elementi diversi, alla trasformazione: ferro, rame, cera, burro, zolfo, miele, oro, grasso, feltro.</strong></div>
<div>Il feltro è particolarmente importante, in quanto materiale morbido, protettivo, isolante, avvolgente, unione compatta di fibre che in origine erano disunite e caotiche, simbolo dell’azione dell’artista che porta ordine nel caos. Nelle sue opere sono anche presenti riferimenti ad animali legati allo sciamanesimo: cigno, lepre, coyote, cervo, api che in modo esemplare rappresentano l’importanza della collaborazione nella vita in gruppo per la sopravvivenza della specie.</div>
<blockquote><p><em>“E allora il pensiero umano riceve la voce del coyote, della lepre, dell’albero, del grasso e del feltro a cui ha permesso di parlare. E l’uomo riceve la voce e accoglie i pensieri degli altri uomini, in un mondo in cui la vita riscopre se stessa.”</em></p></blockquote>
<div><em><br />
</em></div>
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		<title>I have a dream</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 18:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Messaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[I have dreamed in my life, dreams that have stayed with me ever after, and changed my ideas; they have gone through and through me, like wine through water, and altered the color of my mind. ~Emily Bronte~]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/Emily-Bronte-570.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-163" title="Emily-Bronte-570" src="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/Emily-Bronte-570.jpg" alt="" width="420" height="175" /></a></p>
<p>I have dreamed in my life, dreams that have stayed with me ever after, and changed my ideas; they have gone through and through me, like wine through water, and altered the color of my mind.</p>
<p>~<em>Emily Bronte</em>~</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Auguri</title>
		<link>http://www.rossellalezzi.it/blog/2011/12/31/auguri/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 18:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/auguri-rossella.png"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-155" title="auguri-rossella" src="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/auguri-rossella-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>In ricordo di Steve Jobs</title>
		<link>http://www.rossellalezzi.it/blog/2011/10/06/in-ricordo-di-steve-jobs/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Steve Jobs 1955 &#8211; 2011 Apple ha perso un genio visionario e creativo, e il mondo ha perso una persona straordinaria. Chi di noi ha avuto fortuna di conoscere Steve e lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte di ispirazione. Steve lascia un&#8217;azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/t_hero.png" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-149" title="t_hero" src="http://www.rossellalezzi.it/blog/wp-content/uploads/t_hero.png" alt="" width="434" height="396" /></a></p>
<h3><strong>Steve Jobs<br />
1955 &#8211; 2011</strong></h3>
<p>Apple ha perso un genio visionario e creativo, e il mondo ha perso una persona straordinaria. Chi di noi ha avuto fortuna di conoscere Steve e lavorare con lui ha perso un amico, una guida, una fonte di ispirazione. Steve lascia un&#8217;azienda che solo lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito resterà per sempre lo spirito di Apple.</p>
<p>Se vuoi condividere pensieri, ricordi e condoglianze, scrivi a <a href="mailto:rememberingsteve@apple.com" target="_blank">rememberingsteve@apple.com</a></p>
<p><a href="http://www.apple.com/it/stevejobs/" target="_blank">www.apple.com/it/stevejobs/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Serendipità</title>
		<link>http://www.rossellalezzi.it/blog/2011/04/10/serendipita/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 16:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine serendipità è un neologismo indicante la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un&#8217;altra. Oltre ad essere indicata come sensazione, la serendipità indica anche il tipico elemento della ricerca scientifica, quando spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Portando alle estreme conseguenze il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine <strong>serendipità</strong> è un neologismo indicante la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un&#8217;altra.</p>
<p>Oltre ad essere indicata come sensazione, la serendipità indica anche il tipico elemento della ricerca scientifica, quando spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Portando alle estreme conseguenze il concetto di serendipità/casualità delle scoperte scientifiche, in contrapposizione al metodo dell&#8217;indagine sistematica, si può arguire che in ogni scoperta, come del resto in ogni aspetto della vita reale, deve essere insito qualche elemento di casualità: se il ricercatore sapesse già <strong>esattamente</strong> quello che sta cercando, non avrebbe bisogno di cercarlo, bensì gli basterebbe avere una <em>conferma</em> di una <em>realtà</em> che già prevede esista. In questo senso una nuova scoperta scientifica ottenuta mediante <em>intuizione</em> o <em>serendipità</em> da un <em>ricercatore</em> è cosa sostanzialmente diversa rispetto all&#8217;ottenimento di una conferma sperimentale di un <strong>evento</strong> mai prima osservato, ma previsto &#8211; da uno <em>scienziato</em> &#8211; in base all&#8217;estrapolazione di una teoria basata sull&#8217;interpretazione di altri eventi noti correlati. In questo caso infatti l&#8217;oggetto della <em>ricerca</em> sarebbe il tentativo di validare una teoria &#8211; cioè una <em>rappresentazione astratta</em> del mondo reale &#8211; quindi non la realtà <em>in sè</em> del mondo sottostante.</p>
<p>Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe:<br />
<strong>«</strong> la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino. <strong>»</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Semplicità volontaria</title>
		<link>http://www.rossellalezzi.it/blog/2011/04/10/semplicita-volontaria/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 13:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti]]></category>

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		<description><![CDATA[Semplicità volontaria è, in lingua italiana, il neologismo che definisce quello che, principalmente nel mondo anglosassone, viene chiamato all&#8217;interno del mondo del lavoro il downshifting &#8211; parte integrante del più vasto concetto del lifestyle, lo stile di vita, o simple living, del vivere in semplicità &#8211; ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori &#8211; particolarmente professionisti &#8211; di giungere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Semplicità volontaria</strong> è, in lingua italiana, il neologismo che definisce quello che, principalmente nel mondo anglosassone, viene chiamato all&#8217;interno del mondo del lavoro il <strong>downshifting</strong> &#8211; parte integrante del più vasto concetto del <em>lifestyle</em>, lo stile di vita, o <em>simple living</em>, del vivere in semplicità &#8211; ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori &#8211; particolarmente professionisti &#8211; di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, ozioso relax, hobbystica, ecc.).<span id="more-144"></span>Assumendo come termini di riferimenti il <em>downshifting</em> (e il conseguente <em>downshifter</em>, ovvero colui che attua la scelta di preferire una maggiore disponibilità di tempo libero al miraggio di possibili brillanti carriere professionali), va detto che su tale fenomeno si sono innestati studi sociologici tesi a comprendere la reale portata del cambiamento anche sotto l&#8217;aspetto puramente del costume all&#8217;interno di concetti ormai ampiamente diffusi come quelli concernenti la qualità della vita nell&#8217;era del consumismo.Questa innovazione all&#8217;interno delle filiere produttive industriali ed economiche ha dato vita ad un vero e proprio movimento di pensiero ed è considerata dai sociologi una delle più eclatanti e vistose conseguenze di uno fra i molti mutamenti sociali e di costume intervenuti negli ultimi anni nell&#8217;ambito del mondo del lavoro.</p>
<p>Il termine <em>downshifting</em> &#8211; a cui è stata dedicata, per iniziativa della Gran Bretagna, la settimana23-29 aprile 2007 &#8211; è apparso per la prima volta nel 1994 sul <em>Trends Research Institute</em> di New York City. A distanza di una dozzina di anni è stato acquisito dal <em>New Oxford Dictionary</em> che ne ha fissato il valore lessicale individuandone il significato nel (libero) scambio di <em>una carriera economicamente soddisfacente</em> ma evidentemente stressante, <em>con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante</em>.</p>
<p>Va da sé che alle spalle di una tale scelta paiono esservi motivazioni altre e alte, come una maggiore considerazione per i temi dell&#8217;ecologia, della salute fisica e psicologica e, in ultima analisi, per una visione della vita in minore chiave consumistica (dove l&#8217;equazione meno lavoro meno guadagno pare fare fede a sufficienza), oltre che per un recupero di valori da tempo dati per superati come una rivalutazione dell&#8217;ozio un recupero del concetto di lentezza, i mali che una economia <em>drogata</em> può portare con sé.</p>
<p>Direttamente o indirettamente sul tema della <em>semplicità volontaria</em> (o <em>downshifting</em> che dir si voglia) sono stati pubblicati alcuni testi che paiono costituire una base bibliografica di riferimento per questo argomento (almeno secondo il quotidiano la Repubblica che ha dedicato in un numero di aprile 2007 un ampio <em>reportage</em> al fenomeno &#8211; vedi nota 1) e che possono essere riassunti nei seguenti autori e rispettivi titoli:</p>
<ul>
<li>Christoph Baker, <em>Ozio, lentezza e nostalgia</em></li>
<li>Pierre Sansot, <em>Buon uso della lentezza</em></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Hodgkinson">Tom Hodgkinson</a>, <em>L&#8217;ozio come stile di vita</em></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Viviane_Forrester">Viviane Forrester</a>, <em>L&#8217;orrore economico</em></li>
</ul>
<p>Fra le personalità simbolo del nuovo movimento dei <em>downshifter</em> ne viene indicata una di particolare rilievo per il ruolo occupato, pubblico e politicamente importante: ovvero Robert Reich, docente universitario e segretario di stato al Lavoro dal 1993 al 1997 sotto la presidenza USA diBill Clinton che decise, al principio del secondo mandato presidenziale di Clinton, di non seguirlo e di dimettersi per dedicare, per sua stessa ammissione, più tempo ai suoi figli.</p>
<table cellpadding="2">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: left;" align="center"><big><strong>Svalutazioni e rivalutazioni</strong></big></td>
</tr>
<tr>
<td align="left">La rivalutazione di antichi e nuovi valori, come una maggiore cura della forma fisica e psichica è alla base del fenomeno della cosiddetta<em>semplicità volontaria</em> che fa del <em>downshifting</em>uno dei propri cardini. Il fenomeno &#8211; che riveste già in paesi come Stati Uniti d&#8217;America e Canada aspetti socialmente rilevanti e pare essere destinato, secondo i ricercatori, a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni &#8211; appare essere trasversale in rapporto ai sessi, riguardando tanto maschi quanto femmine <em>in carriera</em>. Il postulato base, tuttavia, pare presupporre il fatto che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficientemente congruo per cui un <em>taglio</em>più o meno elevato possa risultare in qualche modo <em>sostenibile</em>.<br />
Secondo Datamonitor, agenzia di Londra che si occupa di ricerche di mercato, si ritiene che nel 2007 i lavoratori intenzionati a ricorrere al <em>downshifting</em> siano circa sedici milioni anche se, e per ovvi motivi, tale cifra sembra essere difficile da prevedere e quantificare con esatta scientificità.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il vecchio e i tulipani</title>
		<link>http://www.rossellalezzi.it/blog/2011/01/08/il-vecchio-e-i-tulipani/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2011 09:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel villaggio ceceno di Duba-Yurt, pesantemente segnato dalla guerra che ha colpito la regione negli anni Novanta, un anziano coltiva tulipani. Uno sprazzo di colore e speranza in tempi bui. Una storia vera che a tratti sembra una favola. Nel villaggio ceceno di Duba-Yurt sono capitata la prima volta nel 1998. Io e un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel villaggio ceceno di Duba-Yurt, pesantemente segnato dalla guerra che ha colpito la regione negli anni Novanta, un anziano coltiva tulipani. Uno sprazzo di colore e speranza in tempi bui. Una storia vera che a tratti sembra una favola.</p>
<p><span id="more-136"></span>Nel villaggio ceceno di Duba-Yurt sono capitata la prima volta nel 1998. Io e un gruppo di giornalisti televisivi stavamo girando un servizio su una donna a cui avevano ucciso cinque figli nella prima guerra cecena. Le strade erano distrutte e la vecchia auto russa su cui viaggiavamo non faceva che infilarsi in enormi solchi, buche e pozzanghere. Quando la nostra Žigulì si incastrò nel fango dell’ennesima stradina di campagna, notai dei gruppi di bambini che entravano e uscivano da un cortile. Entravano a mani vuote e uscivano con enormi mazzi di tulipani colorati.</p>
<p>Mentre il nostro autista, insieme al cameraman e al tecnico del suono, tentava invano di tirare fuori la macchina da una buca, io osservavo i bambini e cercavo di capire da dove sbucassero tutti quei tulipani. Alla fine, concluso che probabilmente in quel cortile c’era qualche tipo originale che teneva un negozio di fiori, mi avvicinai incerta per gettare uno sguardo. Volevo proprio vedere chi era che, in quei tempi così bui, poteva pensare di dedicarsi ad un’attività così poco redditizia.</p>
<p>Era un tipico cortile da villaggio ceceno, accuratamente spazzato. Di fronte alla casetta dipinta di bianco c’era una giovane donna. La salutai e dissi che volevo comprare dei fiori. “Non vendiamo fiori”, sorrise lei. “Ma i bambini…”. Non riuscii a finire la frase. Dal cortile posteriore uscì un vecchio di circa settant’anni. In mano aveva un mazzo di tulipani. “Mettili davanti alla porta” disse alla donna, “così chi vuole può prenderli”. E solo allora si accorse di me.</p>
<p>Ahmad era un vecchietto sorprendente. Piccolo di statura, grandi mani vivaci, non emanava quell’aria solenne di calma e saggezza che colpisce incontrando altri anziani ceceni. Al contrario, Ahmad era pieno di vita, pieno di gioia e di un entusiasmo quasi fanciullesco. Facemmo amicizia molto in fretta: lui, un settantenne che coltivava tulipani in un villaggio dimenticato da Dio e distrutto dagli uomini; io, una giornalista che da tempo non scriveva se non di guerra e miseria umana.</p>
<p>Ahmad coltivava tulipani. Erano quarant’anni che piantava fiori negli 800 metri quadri di terreno che aveva dietro casa. Tutto era iniziato in esilio, raccontava. Nel 1944, quando Stalin aveva ordinato di deportare il popolo ceceno in Asia centrale, Ahmad era finito in Kirghizistan. Lì aveva visto, per la prima volta in vita sua, i boccioli di tulipani rosso sangue: era stato amore a prima vista, e per tutta la vita. Tredici anni dopo, con la morte di Stalin, l’inizio del cosiddetto disgelo in Unione Sovietica e la riabilitazione del popolo ceceno, i sopravvissuti poterono tornare in patria. Ahmad portò con sé bulbi e semi di tulipano. Da quel momento, ogni volta che i suoi vicini seminavano mais e frumento, Ahmad, stagliandosi come un corvo bianco sullo sfondo dei suoi compaesani, si dedicava ai suoi amati fiori. Questo gli guadagnò la fama di matto del villaggio. I vicini avrebbero potuto capirlo, se almeno li avesse venduti. Ma in quarant’anni Ahmad non aveva venduto un solo fiore. Li regalava a compaesani e ai parenti. Ai passanti, ai bambini che andavano a scuola, agli insegnanti. All’ospedale locale. A tutti.</p>
<p>Ahmad poteva parlare per ore dei tulipani e delle loro varietà, sfumature, particolarità. In Cecenia era appena finita la guerra che aveva ucciso oltre centomila persone. L’intero paese giaceva in rovine. Ognuno tirava avanti come poteva. Ma Ahmad viveva dei suoi fiori, come un alieno sbarcato sulla Terra nel bocciolo di quel primo tulipano visto una volta nelle distese sterminate e ostili dell’Asia centrale.</p>
<p>Una volta mi raccontò una leggenda sul tulipano giallo. Nel bocciolo del tulipano giallo, raccontava Ahmad, si nascondeva la felicità. Per molti secoli il fiore giallo non si schiuse, e nessuno poteva raggiungere la felicità. Molte persone cercarono di schiudere il bocciolo del fiore giallo, ma invano. Ma un giorno, un bambino piccolo vide un bellissimo fiorellino giallo, rimase impietrito dall’emozione e infine, sorridendo, si avvicinò al tulipano. Non sapeva che dentro il fiore si nascondeva la felicità, era la bellezza di quel fragile bocciolo a sconvolgerlo. E proprio in quel momento il bellissimo tulipano si schiuse&#8230;</p>
<p>Un anno e mezzo dopo, in Cecenia iniziò un altro conflitto. Io continuai ad occuparmi di cronache di guerra. Di Ahmad e dei suoi fiori non ebbi notizie per molto tempo. Non c’era tempo per i fiori, nei primi anni di guerra. Ma nella primavera del 2004 andai comunque a Duba-Yurt, da Ahmad. Ci andai pregustando gioiosamente l’incontro, sicura che, come in passato, il vecchietto mi sarebbe venuto incontro con il suo sorriso fanciullesco e un enorme mazzo di meravigliosi tulipani.</p>
<p>Ma Ahmad non mi venne incontro, né col sorriso né con i tulipani. Era morto quattro anni prima, mi disse la figlia, la giovane donna che mi aveva stupita con la frase “non vendiamo fiori”. Era morto all’inizio della seconda guerra, ucciso dai frammenti di una bomba. Gli aerei russi quel giorno avevano bombardato alcuni villaggi dell’altopiano. Una di quelle bombe era caduta sul campo di tulipani di Ahmad.</p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Majnat%20Kurbanova" target="_blank">Majnat Kurbanova</a> &#8211; <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Il-vecchio-e-i-tulipani" target="_blank">www.balcanicaucaso.org</a></p>
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		<title>Convegno su Cibo e Sostenibilità Ambientale</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 16:43:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 6 novembre, a Milano, dalle 9.00 alle 14.00 presso la Sala Alessi di Palazzo Reale (p.zza Duomo, 12) vi sarà un Convegno che indagherà sul rapporto tra produzione alimentare e sostenibilità ambientale.</p>
<p>Introdurrà <strong>Gianni Tamino</strong> (prof. Università Padova), interverrà poi un <strong>dirigente Sem Terra-VCI</strong> su “La soluzione delle transnazionali: la Seconda rivoluzione verde”. Vi saranno poi interventi sulla non sostenibilità del modello Padano (monoculture e allevamenti intensivi) di <strong>Riccardo Rifici</strong> su “Allevamenti intensivi, mangimi, fertilizzanti ed altro a scapito della fertilità del terreno”; <strong>Rosario Lembo</strong> (Comitato Italiano Contratto Mondiale dell’Acqua) su “Le Risorse idriche in Agricoltura: conseguenze degli usi e compatibilità dei modelli”, <strong>Mario Agostinelli</strong> su “Sole o petrolio per produrre il cibo?”, <strong>Chiara De Poli e Roberto Masciadri</strong> su “Esperienze di Comitati per il Cibo trasparente e sostenibile”.</p>
<p><strong>Alle 12.00</strong> vi sarà poi una <strong>Tavola Rotonda</strong> su “<strong>Milano Sostenibile? Prospettive del Parco Agricolo Sud e di EXPO 2015</strong>”</p>
<p>Coordina: Piero <strong>Riccardi </strong>(giornalista RAI Report)</p>
<p>Domenico <strong>Finiguerra </strong>(Sindaco Cassinetta di Lugagnano)<br />
Giuseppe <strong>Landonio </strong>(Consigliere comunale Milano)<br />
Milly Bossi <strong>Moratti </strong>(Consigliera comunale Milano)<br />
Carlo <strong>Petrini </strong>(Presidente Slow Food)<br />
Vincenzo <strong>Vasciaveo </strong>(DESR Parco Agricolo Sud Milano)</p>
<p><em>Organizzazione: Comitato Amig@s MST Italia, Fratelli dell’Uomo, Comitato Italiano per un Contratto mondiale dell’Acqua (CICMA), Consigliere Giuseppe Landonio, Gruppo Misto Comune Milano, Consigliera Milly Bossi Moratti, Gruppo Milano Civica Comune Milano, Associazione Punto Rosso, Associazione Unaltralombardia</em></p>
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		<title>Full Stock Photos</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 17:55:31 +0000</pubDate>
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		<title>un giorno credi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:45:29 +0000</pubDate>
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